L’allunaggio del modulo indiano Vikram il 23 agosto scorso presso il polo sud lunare ha consacrato Nuova Delhi come potenza spaziale, aprendo nuovi scenari nella competizione globale per il dominio dello spazio. La missione Chandrayaan-3, partita il 14 luglio dalla base di Sriharikota, segna un punto di svolta nella corsa alla Luna che vede protagoniste diverse potenze mondiali, con l’Europa pericolosamente ai margini.

La questione acqua e le implicazioni strategiche

Oltre alle finalità scientifiche, la missione indiana nasconde interessi prettamente “astropolitici”. L’esplorazione del polo sud lunare punta a verificare la presenza e l’utilizzabilità dell’acqua, elemento essenziale per consentire basi permanenti sul satellite. Con un costo di trasporto dalla Terra stimato in circa 1 milione di dollari per litro, la possibilità di sfruttare risorse idriche lunari risolverebbe enormi problemi logistici e consentirebbe anche la produzione di idrogeno come combustibile.

Il ritorno delle grandi potenze

La Cina ha già posizionato tre lander sul satellite tra il 2013 e il 2020, collocando anche il satellite Queqiao in uno strategico punto di Lagrange. Proprio l’attivismo cinese ha spinto nel 2017 l’amministrazione Trump a lanciare il programma Artemis, che punta a riportare l’uomo (anzi, una donna) sulla Luna entro questo decennio. La Russia, nonostante il fallimento della recente missione Luna-25, mantiene ambizioni lunari, mentre il Giappone sviluppa tecnologie competitive.

L’Europa a rischio marginalizzazione

Mentre le altre potenze avanzano, l’Europa resta pericolosamente priva di lanciatori autonomi. I razzi Arianne 5 hanno cessato la produzione e l’entrata in servizio dei nuovi Arianne 6 è stata posticipata. Un report commissionato dall’ESA nel marzo 2023 evidenzia che l’Europa rischia di diventare, nella migliore delle ipotesi, un junior partner o, peggio, semplice spettatrice della nuova corsa allo spazio.

Alleanze spaziali e competizione geopolitica

Lo spazio è diventato un’altra dimensione della competizione tra potenze. Gli Stati Uniti hanno lanciato gli Accordi Artemis nel 2020, una forma di coordinamento tra Stati firmatari (tra cui Italia e India) sull’uso della Luna. La Cina corteggia Arabia Saudita ed Emirati Arabi, mentre la Russia ha offerto ai partner BRICS di partecipare alla sua nuova stazione spaziale.

L’affollamento dell’orbita terrestre

La competizione coinvolge anche il posizionamento dei satelliti, il cui numero aumenta esponenzialmente: nel 2020 ce n’erano circa 6.000, con circa 1.000 nuovi lanci all’anno. Questo incremento comporta maggiori rischi di collisioni tra satelliti e detriti spaziali, problema aggravato dalla crescente militarizzazione dello spazio.

La dimensione militare dello spazio

I satelliti sono ormai componenti essenziali delle capacità belliche moderne, permettendo comunicazioni, geolocalizzazione e sorveglianza. Non sorprende che molti Stati abbiano sviluppato armi anti-satellite (ASAT). Nel 2019, Trump ha costituito la Space Force americana, mentre la NATO ha adottato la sua prima Space Policy, riconoscendo che attacchi nello spazio potrebbero attivare l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico.

Il quadro normativo in evoluzione

Le relazioni spaziali sono regolate principalmente dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, che promuove l’esplorazione nell’interesse di tutti i paesi e vieta l’appropriazione dei corpi celesti. Tuttavia, l’uso di armi non è completamente bandito: il divieto riguarda solo la Luna e i corpi celesti, mentre nell’orbita terrestre sono vietate solo le armi di distruzione di massa.

Prospettive future

Nei prossimi anni, lo spazio diventerà sempre più cruciale non solo per comunicazioni, economia e guerra, ma anche come arena di rivalità politica e competizione normativa. Possedere una capacità spaziale (space power) sarà essenziale per avere voce in capitolo. L’idea di un’umanità unita nell’esplorazione spaziale appare lontana, ma una competizione regolata potrebbe evitare l’eccessiva militarizzazione e favorire lo sviluppo scientifico.